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risorgivaL'oasi si estende nel territorio del comune di Villaverla, nel vicentino, su 258.214 metri quadri, pari a quasi 67 campi (l'unità di misura agraria locale) disposti a dar forma ad una specie di trapezio rettangolo racchiuso da due strade provinciali e a tre corsi d'acqua perenni.

GLI ACQUIFERI

L'area è posta nella fascia delle risorgive, la linea lungo la quale riaffiorano in superficie le acque che avevano gonfiato la falda sotterranea derivando dale piogge o dalle nevi cadute alcuni o molti chilometri a monte. Il sottosulo della pedemontana vicentina, dove si trova Villaverla, è un grande serbatoio di acqua potabile: la falda, secondo le stime dei tecnici, contiene più di mille miliardi di litri di eccellente acqua.

Ad alimentarla provvedono le piogge e le nevi che cadono sugli altopiani di Asiago e del Lavarone; si aggiunge poi l'acqua delle precipitazioni in pianura che, penetrando su un terreno che è molto permeabile, concorre anch'essa ad alimentare la falda. Terzo fattore di approvvigionamento sono i corsi d'acqua ed i canali di irrigazione che, naturalmente, disperdono una parte della loro acqua che, infiltrandosi nel sottosuolo, va a completare la ricarica della falda. L'Astico, nel cui bacino è l'area di ricarica, è tra i protagonisti di questa fondamentale azione.

risorgivaGHIAIE IMPREGNATE D'ACQUA

Nella pianura pedemontana, il sottosuolo è formato da profondi strati di ghiaie (-120/140 m. dal piano campagna) imbevuti d'acqua, intercalati da strati minori di argilla. Il tutto poggia su un fondo di roccia arenaria compatta miocenica dell'era terziaria, ricca di conchiglie e fossili.

Queste ghiaie, durante il quaternario, furono strappate alle montagne e trasportate a valle dalle acque (ghiacciai, torrenti e fiumi, in particolare l'Astico e il Brenta).

Proprio per questa loro, sia pure antica, provenienza, sono costituite dai medesimi materiali che ritroviamo nei massicci degli altipiani di Asiago o di Lavarone da cui, in effetti, derivano. Dal punto di vista della classificazione mineralogica, si tratta principalmente di "dolomie".

UN VIAGGIO LUNGO 10 ANNI

Il viaggio sotterraneo dell'acqua, dal momento in cui cade come pioggia o neve negli altipiani a quello in cui riaffiora nel territorio dell'Oasi, è molto lento, durando circa 10 anni. In questo decennio, l'acqua, infiltrandosi tra le ghiaie, si deposita e si purifica, diventando potabile. A contatto con la ghiaia si arricchisce delle sostanze minerali contenute nei ciotoli, acquisendo così le caratteristiche di acqua oligominerale.

Continuamente alimentato, questo immenso serbatoio eroga acqua in continuità: circa 10 mila litri a secondo.

particolareLE RISORGIVE

Solo una piccola parte serve ad alimentare l'acquedotto di Padova. La gran parte invece riaffiora attraverso le risorgive.

Nella sola area dell'Oasi se ne contano quattro e i loro nomi -Bevarara, Bojona, Albera, Zanini- rimandano ad epoche lontane, quando queste polle d'acqua assicuravano vita e benessere agli abitanti delle campagne circostanti. Nel bacino di una quinta venne costruito, nel 1888, il grande fabbricato di presa d'acqua con galleria che ancora alloggia 50 pozzi.

L'acqua che sgorga libera da questi fontanili, insieme a quella delle Mottine, del Bosco, delle Fontanone, delle Bettenine e del Lagrimaro va ad alimentare il Bacchiglione il cui corso inizia a poco più di un chilometro dall'area dell'oasi.

UN'IDEA NATA NEL 1878

Correva l'anno 1878 quando gli esperti incaricati di individuare la migliore fonte dell'acqua destinata ad alimentare un acquedotto per la città di Padova, si indirizzarono verso quella che oggi è l'Oasi di Villaverla. A tutta prima, l'idea di ricorrere ad una fonte così lontana non convinse tutti: esistevano alternative più vicine e lo stesso sottosuolo della città non è privo d'acqua.

Vincenzo Stefano Breda, senatore e grande industriale, impose Villaverla e a ragione, vista la ricchezza e la qualità dell'acqua che quest'area grarantiva e continua a garantire. L'acquisto del terreno da parte della Società Veneta, che aveva in appalto i lavori del nuovo acquedotto, venne formalizzato nel 1885 e l'anno successivo vennero infissi i primi 131 pozzi profondi da 8 a 25 metri.

Questi, tuttora in uso, fanno confluire l'acqua nelle due vasche sotterranee che alimentano la "Canaletta" che da oltre un secolo continua a trasferire l'acqua da Villaverla a Padova.

pozziDALLA CANALETTA AL TERZO MILLENNIO

Nella vecchia canaletta l'acqua scorre alla velocità di un metro al secondo ed impiega più di dieci ore per compiere il tragitto.

Trasporta quotidianamente 40 milioni di litri d'acqua, pari a circa 15 miliardi di litri l'anno e da quando è stata costruita, più di un secolo fa, ha convogliato qualche cosa come mille miliardi di litri d'acqua.

Dagli anni Settanta è affiancata da una seconda linea di trasporto che, grazie ad un diametro di 90 cm., è in grado di trasportare sino a 75 milioni di litri d'acqua al giorno, pari a 27 miliardi di litri l'anno.

Alle esigenze della "Padova del Terzo Millennio" fa ora fronte il Terzo Acquedotto, un'opera colossale per gli investimenti che ha richiesto e per la concezione tecnologica. Questo grande tubo realizzato in acciaio, con un diametro di 130 cm, è in grado di trasportare, da solo, 150 milioni di litri d'acqua al giorno. Acqua che non "scenderà" verso Padova per forza di gravità ma che verrà spinta in pressione, accorciando così notevolmente i tempi di percorrenza del tragitto e limitando, di conseguenza, i rischi potenziali di contaminazione.

POZZI E POZZI-SPIA

Ai primi 131 pozzi se ne sono, nel tempo, aggiunti altri sempre più profondi. I più recenti scendono quasi a sfiorare quello strato di roccia dura su cui appoggiano le ghiaie imbevute d'acqua. Alcuni di essi assolvono ad una semplice funzione: danno acqua e, nel contempo, fungono da punto di osservazione, insieme ad altri cento infissi in tutta l'area di "riempimento" della falda. Dai dati qualitativi e quantitativi che questi "pozzi spia" offrono, i tecnici sono in grado di prevedere, con anticipo anche di vari anni, quale sarà la qualità dell'acqua che berremo e di scoprire subito eventuali pericoli di contaminazione dell' "oro bianco" destinato ai rubinetti di casa nostra.

Questi pozzi sono solo uno dei punti di forza di un articolato sistema di studio e controllo del territorio, sistema che fa uso anche di satelliti, e che è finalizzato a garantire alle generazioni future acqua abbondante e di eccellente qualità.

I dati che le varie fonti informative raccolgono, confluiscono nel "Centro Idrico" che è il cuore scientifico e tecnologico di quel sistema che garantisce la potabilità, oggi e in futuro, dell'acqua erogata sia dall'acquedotto di Padova che da quello di Vicenza.