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farniaRisale al 1970 la scelta di preservare questo territorio e restituirlo totalmente alla natura.

Quell'anno si decise non solo di bandire ogni coltivazione agraria ma anche di dare vita ad un esperimento davvero unico: ricostruire una foresta planiziale, con le essenze che sappiamo essere vissute qui in tempi lontani.

Esperti si sono quindi messi al lavoro per individuare quelle essenze e per rimetterle a dimora non in forma di "giardino" ma secondo i criteri di una autentica foresta spontanea. Quelle prime pianticelle ora sono alberi di dimensioni più ragguardevoli e ad esse ne sono seguite molte altre. Oggi la foresta ha riconquistato dieci ettari dell'Oasi dove stanno crescendo 24 mila nuove piante. In prevalenza si tratta di giovani farnie, ma non mancano altre essenze rigorosamente appartenenti alla flora antica locale.

QUANDO L'ALBERO GARANTIVA LA SOPRAVVIVENZA

Ai bordi di questi rigagnoli o torrentelli, l'uomo piantava quegli alberi che, ogni anno, potessero dargli ciò di cui abbisognava: legna da ardere per cucinare e riscaldarsi e rami forti e dritti da utilizzare come sostegno. Le piante più antiche che ancora sopravvivono sono esemplari di pioppo nero, salice bianco, ontano nero, platano che, meglio di altri, rispondevano a queste precise necessità. Sono alberi governati a cedulo, ovvero mozzati ad una certa altezza in modo da rispondere meglio agli obiettivi di utilità che l'uomo imponeva loro.

siepiRari sono gli esemplari antichi lasciati crescere liberamente.

Un'area di circa un ettaro conserva un raro esempio superstite di "piantate". I lunghi, paralleli filari di aceri campestri che oggi vediamo erano destinati a sostenere filari (oggi scomparsi) di viti e, mozzati ogni autunno, contribuivano a dare legna da ardere.

In alternativa all'acero veniva utilizzato il gelso e nell'Oasi ne sopravvivono alcuni esemplari secolari e bellissimi: anche questa pianta era indispensabile all'economia familiare in quanto le sue foglie erano l'unico cibo possibile per i bachi da seta, fondamentale fonte di reddito per ogni azienda agricola.

Contemporaneamente sono state ripristinate o infoltite le "siepi ripariali", un fitto sistema di alberi e arbusti che ombreggia i piccoli corsi d'acqua. Questi, all'interno dell'Oasi, si sviluppano su 4 chilometri e mezzo, offrendo visioni di grande suggestione.